sabato 10 dicembre 2011

Il nemico

sabato, 27 agosto 2005
 
Il sole brucia...
Lei è lì, seduta sull'erba, le ginocchia raccolte tra le braccia, come timorosa di occupare troppo spazio, come a volersi difendere dal mondo.
Lo sguardo assente, il viso rigato dalle lacrime asciugate dal vento che sferza l'altopiano, quell'altopiano che si tuffa da un'altezza vertiginosa dentro quel mare schiumante di rabbia, come pochi istanti prima avrebbe voluto fare lei.
Quello stesso mare che, pochi mesi prima, l'aveva vista salutare lui che, assieme a tanti altri, ricambiava il suo saluto dalla nave che lo avrebbe portato verso la gloria. Questo era quello che lui diceva. Quanto entusiasmo nelle sue parole, quanta eccitazione e quanto orgoglio. Si sentiva già eroe, l'idea della morte sembrava non sfiorarlo minimamente, si vedeva già nel pieno della battaglia, con la sua uniforme nuova, il suo fucile nuovo. “guarda che stivali” diceva. “guarda che colori. i nostri colori” Le parlava di quella terra lontana, sconosciuta, meravigliosamente sconosciuta. La voglia di avventura accendeva i suoi occhi chiari, chiari come il mare quel giorno.
Vedrai.. vedranno di cosa sono capace io, diceva. Vedrai come saprò combattere io. Il nemico indietreggerà davanti al mio fucile.. davanti a quest’uniforme nuova.
E le parlava del loro piccolo grande generale. Che voleva bene a tutti loro come a dei fratelli, che li conosceva uno per uno e di ognuno conosceva vicende famigliari e per ognuno aveva parole di incoraggiamento e sostegno. E di ognuno esaltava il coraggio e l'eroismo.. il suo esercito di eroi, aveva detto. E io faccio parte di loro, diceva lui orgoglioso. Guardami, le intimava, quando lei, quasi a presentire il futuro, abbassava il volto per nascondere le lacrime. Guardami. Sii orgogliosa invece di piangere. Aspettami. Vedrai che tornerò, e tornerò vincitore. E ci sposeremo e avremo tanti figli. Tutti orgogliosi di me. e io racconterò loro di battaglie e di terre lontane, dei nemici sconfitti e di quelli che ucciderò. Non posso restare. E’ il mio destino. Combattere per la patria. Combattere per il nostro piccolo grande generale che ci ama tutti come fratelli. Poi era partito. La nave era salpata verso il suo destino. E ora, dopo mesi pieni di notizie contraddittorie, la nave era tornata. E glielo aveva riportato. Avvolto nella sua bandiera.
Ormai le lacrime sono esaurite. E anche i perché. Perché quello è la guerra. Orgoglio, onore, liberazione, conquista, come diceva lui. Ma anche morte, distruzioni, desolazione. Come dice lei. Non odia nemmeno quel nemico mai visto. Pensa che, dall'altra parte di quel mare amato e odiato, un'altra donna, seduta sul prato di uno strapiombo a picco sul mare sta pensando le stesse cose. E sentendo lo stesso dolore. In fondo.. chi è il nemico?

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